Il cervello elettrico di Simone Rossi

Le sfide della neuromodulazione

“Da piccolo, sono incappato negli effetti della corrente anche in un altro modo, meno diretto ma sicuramente non meno efficace nel lasciarmi qualche cicatrice, questa volta però non sulle mani ma ben nascosta da qualche parte nel mio cervello”. Le parole di Simone Rossi nella premessa di “Il cervello elettrico” ci hanno subito colpito.

Ci sentiamo vicini a lui, un professore di Neurofisiologia all’università di Siena nonché un esperto internazionale di studi funzionali sul cervello e di neuromodulazione non invasiva, perché anche lui, come una di noi, si è avvicinato al mondo della “neuro” grazie a Oliver Sacks e al suo libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, di cui vi abbiamo parlato tante volte.

Che cos’è la neuromodulazione?

Il prof. Rossi ci spiega che, con questo termine, si intende l’applicazione invasiva e non invasiva di deboli correnti elettriche a zone ben definite del cervello in modo da poter interagire con l’attività elettrica dei neuroni, modificandola in modo transitorio, o più prolungato lì dove ci sia in atto un trattamento terapeutico di patologie neurologiche e psichiatriche i cui sintomi sono curabili sono con farmaci.

Nell’ambito della neuromodulazione in dieci anni sono stati fatti progressi fondamentali. Basti pensare che con un intervento che Il Dottor Rossi utilizza a Siena, che si chiama elettrostimolazione cerebrale profonda o dbs (Deep Brain Stimulation), è possibile posizionare degli elettrodi in particolari strutture del nostro cervello, che migliorano alcuni sintomi di tipo motorio, ad esempio il Parkinson. La neuromodulazione non invasiva ha una efficacia paragonabile a quella di alcuni farmaci, in sindromi sia di tipo psichiatrico come la depressione farmaco-resistente, oppure anche in ambito neurologico stesso per esempio nel trattamento del dolore neuropatico cronico.

Rimanendo nel mondo del Parkinson…

Insieme al professore Domenico Prattichizzo dell’Università di Siena di ingegneria, i due professori hanno ideato delle cavigliere vibranti applicate alle caviglie destra e sinistra del paziente parkinsoniano che, con l’avanzare degli anni della malattia, ha un problema chiamato freezing della marcia, si congela in un posto e non riesce a muovere in avanti le proprie gambe. Con questi stimoli sensoriali, alternati a destra e sinistra, che il paziente riceve dalle cavigliere e che comanda grazie ad una app dal telefono, si ristabilisce la funzionalità di alcuni circuiti motori che controllano il movimento e questo problema può essere risolto.

All’interno del libro si parla anche di un termine di neuro che non spesso viene usato. Si tratta di oscillopatia. Esistono, infatti, strette relazioni fra attività oscillatoria cerebrale, vari stati comportamentali nel soggetto sano e i sintomi di alcune malattie neurologiche e psichiatriche. infatti, ciascun pattern di attività neuronale é espressione della specifica architettura funzionale di circuiti neuronali locali, all’interno dei quali avviene continuamente la somma di tutte le attività sinaptiche, eccitatorie e inibitorie.

I nostri network neurali, per comunicare fra di loro, utilizzano una debole attività elettrica autoprodotta (quella che viene comunemente chiamata elettroencefalogramma) composta di segnali più o meno sinusoidali che hanno un periodo variabile di oscillazioni al secondo. Sappiamo ormai con certezza che queste oscillazioni elettriche variano in rapporto a stati fisiologici differenti (veglia, diverse fasi del sonno) ma anche a stati patologici (per esempio, nella morte cerebrale non si rileva attività oscillatoria).

In un’intervista, Simone Rossi ha dichiarato: “Senza arrivare ad un caso così estremo, è ormai chiaro che alcune patologie, sia neurologiche che psichiatriche, sono accompagnate da variazioni loco-regionali di questi ritmi cerebrali, in aree o network abbastanza specifici. Per esempio, nella malattia di Parkinson prevale l’attività in banda beta (oscillazioni a circa 20 cicli/secondo) nelle regioni deputate al controllo del movimento, e la correzione -tramite neuromodulazione, ma anche farmacologica- di questa attività eccessiva può portare alla correzione dei sintomi motori. Un altro esempio classico di oscillopatia è l’epilessia, che è rappresenta da scariche elettriche anomale, che possono essere localizzate o diffuse: quando si trova la terapia adatta, questa attività elettrica patologica tende a scomparire. Anche in psichiatria cominciano ad emergere sindromi cliniche legate a disfunzioni di particolari ritmi cerebrali, su tutte la schizofrenia e il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, meglio conosciuto come ADHD.”

Il libro è per esperti e non: al suo interno ci sono capitoli teorici di spiegazione sulle basi del cervello e la sua funzionalità, pillole fisiologiche sul SNC, un approfondimento sulle malattie neurologiche e psichiatriche e una spiegazione dettagliata, con tanto di immagini e glossario, proprio sull’uso pratico della neuromodulazione.

Noi speriamo di avervi incuriosito e di avervi convinto a non farvi scappare questa lettura!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: